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Il "Maniero Incantato". Rocca Calascio e il suo territorio.
.: Data Pubblicazione 03-Mag-2004 :: Letture:: 668 :: Stampa solo questa pagina :: Stampa pagina con tutte le sottopagine:.
L'Abruzzo possiede un vastissimo patrimonio di castelli, tanto da meritarsi l'appellativo di 'libro aperto' sulla storia dell'incastellamento e dello sviluppo dell'architettura fortificata. Le valli e le scenografiche montagne sono spesso impreziosite da villaggi fortificati, rocche, castelli e torri che incidono fortemente sul paesaggio.
Questo insieme storico-naturalistico riesce ancora oggi, come in poche altre parti d'Italia e forse d'Europa, a riportarci indietro nel tempo, grazie anche alla semi-inaccessibilità e dei secoli di isolamento patiti da questi insediamenti.
Il posto d'onore spetta a Rocca Calascio, che con i suoi quasi 1500 metri di altitudine è il castello più alto d'Italia e fra i più elevati d'Europa, oltre che uno dei più antichi centri abitati dall'uomo in Abruzzo. E' una delle fortificazioni che maggiormente si fonde con l'impervio territorio roccioso che lo circonda, costruito interamente in bianchissima pietra calcarea e posto a cavallo di una cresta a dominio della valle del Tirino e della piana di Navelli. Da qui si può godere di una spettacolare panorama su Campo Imperatore e il Gran Sasso.
Il suo ruolo principale era quello di controllare il più importante percorso tratturale aquilano che passava sotto le sue mura.
La Rocca e collegata al borgo da un ponte in legno, un tempo retrattile.
Nel 1703 un disastroso terremoto ha danneggiato il castello ed l'abitato di Rocca Calascio: furono ricostruite solo le case nella parte più bassa e molti abitanti preferirono trasferirsi nella sottostante Calascio, paese di recente origine.
Il castello è stato oggetto di restauri e consolidamenti, tanto che oggi è pienamente e gratuitamente fruibile. Molti di voi lo ricorderanno come il castello diroccato nel film Lady Hawk. In ogni caso un'escursione fino alla Rocca di Calascio è quanto di più suggestivo un amante dei castelli può trovare, allo stesso livello dei ben più pubblicizzati Castelli Catari della Linguadoca.

S. Stefano di Sessanio.
S.Stefano sorge in epoca romana. Il nome "Sessanio" viene fatto risalire al latino "Sextantia" ad indicare che il borgo era distante sei miglia romane dall’antica Peltinum, importante crocevia per i traffici che da Roma portavano verso la costa adriatica. Durante il periodo romano, il borgo di Sessanio si trovava alla base della collina dove venne poi costruita la torre di osservazione nel periodo medievale. La posizione esatta è probabilmente vicina a dove attualmente si trova il cimitero e la chiesa di S. Stefano Protomartire.
Il declino dell’Impero romano e della vicina Peltinum, ha profondamente trasformato l’economia della zona.
Nell’alto medioevo, il notevole aumento della popolazione si deve all’insediamento dei monaci benedettini sulla piana di Campo Imperatore nel Convento di S. Maria del Monte (denominato "Convento di Casanova" dagli anziani del paese) ed alla loro attività volta alla bonifica del territorio ed all’incentivazione della pastorizia. Come conseguenza si ebbe anche la nascita di piccoli borghi fortificati, posti spesso in posizioni strategiche per controllare facilmente il vasto territorio.
Nel XVI secolo il paese di Santo Stefano di Sessanio apparteneva alla Baronia di Carapelle e, nell’anno 1415, fu dato in feudo ad Antonio Tedeschini Piccolomini conte di Celano. La famiglia Piccolomini mantenne il borgo per oltre 150 anni fino al 1579, quando venne ceduto alla famiglia Medici. Sotto i Medici il paese ebbe il periodo più fiorente della sua storia. Si deve a questo periodo la costruzione del perimetro difensivo fatto di case-mura e delle principali porte di accesso al paese.A tutt'oggi la porta di accesso alla piazza medicea reca lo stemma della Signoria di Firenze. Oltre agli ampliamenti architettonici, si ha anche un notevole aumento di interesse per i prodotti della zona e della famosa lana nera (detta carfagna) che spinge molti mercanti fiorentini ad incrementare i lori affari in queste zone. E’ così che si assiste alla nascita del fenomeno della "transumanza" che, nel periodo estivo, sposta milioni di capi di bestiame dalle vicine puglie verso i pascoli abruzzesi.
Dopo due secoli di proprietà dei Medici, il paese entra a far parte del Regno delle Due Sicilie diventando patrimonio privato del Re di Napoli.
Nel 1810, dopo l’Unità d’Italia, diventa comune.
La fine della transumanza, nella metà del secolo scorso, segna la fine della prosperità di Santo Stefano di Sessanio e di tutti i paesi della zona basati sulla pastorizia.

La lenticchia di S.Stefano di Sessanio.
La lenticchia (lens culinaris), è una delle prime piante alimentari usate dall'uomo, al punto che la sua origine viene collocata nel VIII millennio prima di Cristo. Ci sono tracce in Siria e Turchia, anche Assiri, Egiziani e Greci la usavano. Soprattutto, se ne parla nella Bibbia quando si racconta che Esaù vendette la primogenitura a Giacobbe, passo da cui è nata l'espressione: "Vendita per un piatto di lenticchie". La lenticchia di S. Stefano è considerata dai buongustai e dai più rinomati cuochi la più pregiata fra quelle prodotte in Italia. In particolare appartiene ai una qualità rara ed antica che viene coltivata soltanto nei terreni di alta montagna. le caratteristiche principali che la contraddistinguono sono il colore marrone scuro, le dimensioni molto piccole, la superficie rugosa e striata e soprattutto il sapore che l'ha resa unica nel suo genere.
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